Aumentare l’autostima: farsi amica la propria immagine

Aumentare l’autostima: farsi amica la propria immagine.

 

“Ma perché alcuni miei colleghi meno bravi di me si sentono molto più sicuri e più capaci di me? Come posso fare ad aumentare l’autostima?” mi ha chiesto una ragazza durante un incontro di video-counseling.

E’ una domanda importante, che molti studiosi si sono posti prima di lei. Se la poneva anche il filosofo e psicologo William James, che non riusciva a spiegarsi perché delle persone con capacità mediocri fossero dotate di una sicurezza così incrollabile che rasentava la presunzione, mentre persone abili, intelligenti e stimate da tutti mettessero continuamente in discussione le proprie capacità.

Al tempo in cui William James si faceva queste domande la psicanalisi era solo gli albori. Nel 1909, quando Sigmund Freud fu invitato in America e i due ebbero l’occasione di conoscersi, il vecchio James gli disse: il futuro dipende da lei. James infatti non aveva scandagliato così a fondo l’inconscio degli esseri umani, ma una cosa però l’aveva capita: non sono i successi che ci rendono contenti di noi stessi, ma i criteri che adottiamo per giudicare noi e le nostre vite. Se le aspettative sono troppo alte, i criteri troppo rigidi, è difficile sentirsi soddisfatti di ciò che si è.

Sull’autostima hanno riflettuto in molti. All’inizio degli anni Novanta la ricercatrice Alice Pope, specializzata in psichiatria infantile, ha notato che la stima di sé è inversamente proporzionale alla distanza fra l’immagine di ciò che siamo e l’immagine di ciò che vorremmo essere: più è grande la distanza, minore è la nostra autostima. Aumentare l’autostima, quindi, può voler dire abbassare un po’ i criteri di perfezione che ci auto infliggiamo.

Lavorare con la propria immagine per aumentare l’autostima.

Non soltanto Alice Pope, ma tutta la psicologia contemporanea afferma che aumentare l’autostima significa lavorare con la propria immagine. Oggi infatti si insiste tanto sull’importanza di avere un’immagine positiva di noi stessi. Molte tecniche, esercizi di visualizzazione o training autogeno puntano alla demolizione della nostra immagine negativa e la costruzione di un’immagine positiva. Spesso però sono processi astratti. Lavorano con la nostra rappresentazione mentale, ma poi quando ci guardiamo di sfuggita in uno specchio, o quando la nostra immagine si riflette all’improvviso nella vetrina di un negozio, ci sentiamo sopraffatti dall’angoscia.

Il Video-counseling, invece, si fonda sul rapporto con la nostra immagine fisica, cioè supportata dal video. E’ un processo di avvicinamento, di riappropriazione e di affezione a noi stessi. Ci aiuta ad aumentare l’autostima perché ci strappa all’idea di come dovremmo essere e ci consegna alle braccia, più morbide, dell’apprezzamento di ciò che effettivamente siamo.

La censura: un grande nemico dell’autostima.

Nella vita quotidiana spesso siamo in conflitto: vorremmo fare esperienza di ciò che siamo, ovvero “essere spontanei”, ma allo stesso tempo temiamo di uscire dalle certezze della moda, dei codici del linguaggio e dei riferimenti culturali. Spesso non ci diamo l’opportunità di mostrare la nostra vera natura, perché la paura fiacca ogni velleità di essere noi stessi.

Una grande coercizione di questi tempi, ad esempio, è lo “stare bene”. Da quando il pensiero positivo ha fatto il suo ingresso nella cultura di massa, stare bene è diventato un must. Circola infatti la convinzione che stiamo male perché non ci sforziamo di stare bene, perché non siamo abbastanza positivi, perché ci crogioliamo nel dolore.

Un altro fattore che non ci aiuta ad aumentare l’autostima, e che è strettamente legato all’immagine di noi, è la nostra tendenza a rappresentarci come portatori di problemi. Questo modo di pensarsi, in parte, viene favorito anche dalla psicanalisi. Basta leggere l’elenco dei disturbi del comportamento o della personalità per accorgersi che l’attenzione è tutta sul disturbo, sulle cose che non vanno. Quando ho iniziato il mio percorso di counsellor, avevo chiaro che avrei utilizzato l’atteggiamento opposto. Quello che mi interessa è aiutare le persone a stabilire una relazione creativa e non problematica con se stessi. Perché fare un percorso su di sé non significa analizzare i problemi, ma le potenzialità. Significa spostarci dal giudizio alla curiosità, dalla critica all’empatia.

Durante il Video-counseling le persone si mostrano per ciò che sono, con gioie e dispiaceri. Si sentono al sicuro, mi dicono: “tanto queste immagini non le vedrà mai nessuno!”. E’ vero, quelle immagini non le vedrà nessuno, ma loro stessi sì, loro si rivedranno! E ciò che succede d’inatteso, è che scoprono che guardarsi non è così tremendo. Spesso mi dicono: “non sono poi così male quando dico come la penso”, oppure: “mi piaccio quando esco fuori dagli schemi e parlo a ruota libera”.

Aumentare l’autostima non è poi così difficile, a patto che  il concetto di autostima perda quella sua antipatica valenza di voto (‘buono’, ‘sufficiente’ o ‘scarso’) e diventi invece un altro modo di guardarsi. E’ talmente grande l’emozione di riconoscere in noi una scintilla viva, un guizzo di spontaneità, che a poco a poco smettiamo di confrontarci con ciò che dovremmo essere e cominciamo a provare curiosità per ciò che siamo.

Il Video-counseling: una palestra per aumentare l’autostima.

Adele: “Per me gli incontri di revisione del Video-counseling sono stati una lotta: direi che le prendevo ma anche le davo. Mi dicevo: parli male, ti vesti male, non dici niente di interessante. Anzi, me lo dicevo in terza persona: ogni volta che mi guardavo sullo schermo partivo all’attacco: questa non vale niente, ripete sempre le stesse cose. Per aiutarmi ad aumentare l’autostima Cristina mi fronteggiava: ok, a darti addosso sei imbattibile, però ti sfido su un altro versante: ce la fai a trovare qualcosa che ti piace in lei? Allora mi mettevo lì a cercare qualità, abilità, ma più mi guardavo con quegli occhi più non trovavo niente. Poi una volta, sempre durante la revisione, mi sono vista mentre piangevo. Non so dire come è successo, è difficile da spiegare. E’ stato come quando una persona a cui vuoi bene scoppia a piangere all’improvviso, e tu senti di amarla come non avevi mai sentito prima. E’ assurdo, ma proprio nel momento in cui la vedi più debole ti scatta quella protezione, quell’amore incondizionato. Ed è stato così anche per me stessa”.

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