Chi sono

criCHI SONO

Mi chiamo Cristina Vuolo, ho 50 anni e un diploma di Counsellor in Gestalt Psicosociale riconosciuto dal Coordinamento Nazionale Counsellor Professionisti.
Tutto qui? Ovviamente no, ma non credo che un curriculum vitae possa dire chi sono.

Io ho risposto a quel “chi sono” attraverso una telecamera, in forme e modi che sono cambiati nel tempo. Allora non sapevo che tutti i video realizzati avrebbero contribuito a creare un mestiere legato alla conoscenza di sé: il Video-counselingMa prima di trovare questo accesso personale alla risposta, ho dedicato gli anni di formazione alla conoscenza delle risposte altrui.

La filosofia, il femminismo, la psicologia e il buddismo sono stati le mie iniziazioni. Ognuna di queste discipline ha abbattuto uno o più limiti nella mia mente, e quindi nella mia vita. Le prime tre mi hanno insegnato a pensare e a sentire, ma il buddismo mi ha insegnato ad andare fino al cuore, aprire un varco ed entrare in un’altra dimensione.

Ho iniziato come video-maker con uno studio di produzione video – la Strike fp – e ho trovato nel documentario biografico il mio linguaggio d’elezione: chi sei? quale storia creeremo insieme? Osservare, ascoltare, montare, narrare la vita delle persone ha messo a fuoco la mia passione per il genere umano.

Usavo la telecamera per per scandagliare anche la mia storia personale: ne sono venuti fuori dei cortometraggi per il circuito dei festival. Erano video che con un linguaggio onirico esploravano quella domanda iniziale. Non cercavo risposte con le parole ma con le immagini – che sono la lingua della psiche – componendo mosaici della mia esistenza.

Nel frattempo sono diventata counsellor, usando le tecniche della Gestalt perché questo approccio presta grande attenzione al corpo: il 93% della comunicazione con gli altri passa infatti per il corpo.

Negli anni, questo interrogare il mondo con il linguaggio della psiche, del corpo e delle parole ha dato vita a un processo conoscitivo che si è tramutato nel Video-counseling: un metodo che usa una telecamera e un computer all’interno degli incontri di counseling.

Lavorare come counsellor inserendo gli strumenti della ripresa e del montaggio è stato un processo immaginativo. E l’immaginazione -come ha detto Einstein- conta più del sapere, perché l’immaginazione è in grado di sovvertire gli schemi della ragione. Immaginare significa creare una strada lì dove vediamo un vicolo cieco.

Dopo averlo sperimentato su di me, ho capito che è questo il punto: aiutare le persone a immaginare e progettare un presente diverso.

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