Come non provare emozioni

Come non provare emozioni: guerra ai cattivi sentimenti.

 

Ricordate “Equilibrium”, il film diretto da Kurt Wimmer? Era del 2002 e affrontava una questione molto interessante: come non provare emozioni.

Ambientato nel 2072 in una città di nome Libria, “Equilibrium” è la storia di una società che vive sotto il regime di un dittatore, Il Padre. Gli abitanti di Libria mirano alla pace e vogliono eliminare la guerra per sempre. Dopo averci riflettuto si rendono conto che la guerra è causata dalle emozioni che provano: rabbia, gelosia, invidia, aggressività sono veleni che scatenano conflitti e generano violenza. La domanda che si pongono quindi è: come non provare emozioni? Viene trovato l’antidoto: il Prozium, una droga che inibisce la capacità di emozionarsi. Ogni cittadino è tenuto ad assumerne quotidianamente una dose. Insieme ai sentimenti, viene eliminato qualsiasi oggetto che possa scatenarli: sono vietati i libri, la musica, i giocattoli, le cose antiche.

Ovviamente è un film di fantascienza, ma chi di noi non ha pensato almeno una volta alla possibilità di disfarsi delle emozioni negative? Vorremmo una bacchetta magica che hop! cancelli i nostri pensieri funesti. Hop! e la nostra distruttività si dissolve. Molti sarebbero disposti a passare dal Prozac al Prozium se fosse sul mercato! Purtroppo però non si dissolverebbero solo le emozioni negative, ma anche tutte le altre emozioni: niente più commozione, gratitudine, gioia… Insomma, un po’ l’opposto dell’intelligenza emotiva.

Il tiro della fune: polo negativo vs polo positivo.

Noi viviamo in una cultura profondamente dualista, in cui non solo il bene e il male vengono nettamente distinti, ma posti in continua guerra fra di loro. La prima teorizzazione di questa dualità si deve a Platone, che tracciò una linea divisoria fra il mondo reale e quello delle idee, fra positivo e negativo, fra corpo e anima. Si occupò anche di emozioni, e le identificò come cavallo bianco e cavallo nero.

Nella visione dualista il bene e il male possono essere rappresentati come gli estremi di una corda. E’ un tiro alla fune infinito, perché le due forze non smettono mai di esercitare la loro pressione.
Se pure tagliassimo l’estremità della corda dalla parte del male ne risulterebbe semplicemente una corda più corta, ma sempre polarizzata in positivo e negativo. Perché quello che non vogliamo accettare è che il bene e il male non sono due estremi o estremità, ma i fili stessi della nostra corda emotiva. La domanda: come non provare emozioni negative? ha quindi una sola risposta: smettendo di provare qualsiasi emozione. E la domanda: come non provare emozioni in assoluto? ha a sua volta una sola risposta: smettendo di esistere.

Ma se invece di separare tentassimo di legare, di tenere insieme?
Se usassimo la corda non come un tiro alla fune per vincere il nemico, ma per legare insieme ciò che è già intrecciato?

Le emozioni a grappolo.

Questa educazione a separare il positivo dal negativo è una direttiva che ci rende molto confusi perché ci spinge verso qualcosa che non è umano, un po’ come non provare emozioni. La nostra dimensione emotiva, infatti, non è per nulla separata.

In genere quando avvertiamo un’emozione in realtà ciò che si presenta è un grappolo di emozioni. Ogni stato d’animo è infatti molto più variegato e instabile di quel che percepiamo: nella rabbia c’è anche orgoglio, avidità, gioia, sete di giustizia. E’ come quando piove e contemporaneamente c’è il sole: due condizioni meteorologiche che siamo abituati a vedere in contrapposizione e invece accadono insieme. Persino in uno stato vitale così temuto e detestato come la depressione, lo psicoanalista Hillman ha sottolineato che possono esserci dei piaceri: piacere della lentezza, del crogiolarsi, il piacere dell’oscurità…

Come integrare le emozioni vs come non provare emozioni.

Spesso ci chiediamo come non provare emozioni perché abbiamo un’idea monolitica di noi: “sono sempre depressa!”. Ma non è possibile essere sempre depressi, o sempre quel qualcosa. Ricordo una scritta su un muro che diceva: “Sei felice? Non ti preoccupare: poi passa”.

Mutiamo in continuazione ed è proprio questo che è difficile da accettare: il cambiamento continuo che si attua dentro di noi. Tendiamo a non volerlo vedere, a coincidere, ad identificarci con un’unica emozione che sintetizziamo, per esempio, con la parola ‘depressione’.

Quando ci rivediamo sullo schermo del Video-counseling possiamo osservare questo insieme di emozioni, come nuvole in continuo movimento. Possiamo cioè osservare come queste “emozioni a grappolo” convivono dentro di noi, e anche capire facilmente perché gli altri, guardandoci, le leggono sul nostro volto e sul nostro corpo.

La possibilità di osservare questa contemporaneità ci permette di fare pace con l’idea che non siamo personaggi tutti d’un pezzo, anzi che non siamo affatto personaggi ma persone, mutevoli e in cammino costante. Siamo tutti come nuvole in viaggio: creiamo forme che si disfano e si ricompongono, e gli altri si fermano a guardarci proprio perché mutiamo!

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