Psicologia della Gestalt, terapia Gestalt e gestalt counseling

Psicologia della Gestalt, terapia Gestalt e Gestalt counseling.

 

La psicologia della Gestalt nasce da alcuni studi sull’atto percettivo, iniziati da un gruppo di psicologi in Germania nei primi del ‘900. Verranno poi ripresi e rielaborati da Frederick Perls, che li utilizzò come fondamenta per la costruzione della Terapia della Gestalt.

La psicologia della Gestalt viene anche chiamata “Teoria della forma” perché il termine ‘Gestalt’, che è tedesco, significa: figura, struttura, configurazione, forma intera. Indica cioè un’attenzione privilegiata alla struttura piuttosto che alle singole parti che la compongono.

Per capire il fuoco della psicologia della Gestalt prendiamo per esempio il corpo: possiamo pensare al corpo come ai singoli organi che ne fanno parte, oppure possiamo vederlo come l’unità strutturale dell’insieme di organi con le sue regolazioni, le sue funzioni, le sue anomalie. Ecco: l’approccio gestaltico è interessato a come questo insieme prende ‘forma’ in una persona. E dunque vuole mostrare alla persona i suoi modelli di riferimento e la propria interezza, piuttosto che soffermarsi sui singoli bisogni o sui singoli disagi.

La percezione nella psicologia della Gestalt.

Dice la psicologia della Gestalt: il modo in cui noi percepiamo non è casuale ne’ caotico, ma organizzato e selettivo. Cos’è che ci organizza? Il nostro interesse, o in altri termini la dinamica figura\sfondo: se ho fame ed entro in un bar non m’interesserò all’arredamento (che andrà appunto sullo sfondo), ma mi dirigerò al bancone per vedere cosa offre (dato che ho in figura la ricerca di qualcosa da mangiare). Se sono un architetto e devo rifare lo spazio di questo bar, avrò invece in figura la struttura del locale, l’ampiezza, i tramezzi, mentre le brioches passeranno sullo sfondo. Se non ho alcun interesse, infine, il bar risulterà una sorta di indistinto per me.

Dalla psicologia della Gestalt alla terapia della Gestalt.

La terapia della Gestalt viene strutturata da Frederick Perls e da sua moglie Laura Posner negli anni ’40. Riprende il nome dalla psicologia della Gestalt, ponendo l’accento sul continuo alternarsi percettivo di figura\sfondo nella relazione fra individuo e ambiente.
Si focalizza sul fatto che spesso molte forme/gestalt non realizzano la loro attuazione, cioè restano incomplete, non compiute. Questo significa che i nostri interessi non riescono a venir soddisfatti. Che vuol dire?
Che per esempio, tutti noi abbiamo nei cassetti della mente una o più situazioni sospese: un dialogo rimasto a metà, una separazione che aspetta di essere chiarita, un gesto che attende la sua completa attuazione… Sono quelle scene che continuiamo a riproiettare nella nostra mente come se quel cassetto si fosse aperto per sbaglio, e poi con un sospiro di rassegnazione lo richiudiamo pensando: che ci vuoi fare?

La terapia della Gestalt dice che quei cassetti si riaprono perché c’è qualcosa che chiede di essere compiuto, terminato, chiuso.
In genere una persona può sopportare un buon numero di situazioni incomplete, tuttavia quello che succede quando diciamo “sto male”, è che una o più Gestalt sospese sono diventate abbastanza potenti da generare preoccupazione, diffidenza, comportamenti compulsivi o autodistruttivi. Ogni volta che una Gestalt incompiuta si ritrova a occupare il centro della nostra vita, la creatività resta bloccata.

Come rimettere in circolazione l’energia bloccata.

Ogni Gestalt è, per definizione, complessa. Nelle nostre situazioni irrisolte entrano infatti in gioco diversi fattori: emotivi, fisici, cognitivi, verbali. A volte riusciamo a capire cos’è che ci spaventa, eppure non riusciamo a superare la paura e ad agire di conseguenza. Ecco perché la terapia della Gestalt non lavora soltanto con le parole ma con il respiro, la voce, la postura, la visualizzazione, la produzione di immagini e molte altre tecniche che si ispirano allo psicodramma, al sogno guidato, alle discipline psico-corporee e alle filosofie orientali.

La caratteristica fondamentale della terapia gestaltica è che l’individuo non viene considerato come una monade, scollegato dal resto del mondo. Ciò che viene osservato è il modo in cui la persona entra in contatto con l’ambiente, e come quella modalità di contatto può condurre a un mal-essere.
E’ una terapia che si concentra sul curare la relazione individuo/ambiente attraverso le risorse della persona, il suo potenziale e migliorando la sua qualità di vita. Ecco dunque che tutte le tecniche di cui si avvale vengono usate per riattivare quella creatività bloccata costruendo nuove narrazioni.

In genere, infatti, chi va in terapia racconta la sua vita come se fosse un camion traslochi: all’interno ci sono tutti gli oggetti di una casa ma giacciono accatastati, smembrati, imballati. Quando stiamo male e non sappiamo il perché, potremmo dire che abbiamo perso il filo della narrazione o che siamo dentro al camion tralochi: abbiamo tutti i pezzi ma non sono connessi fra di loro. Lo scopo della terapia della Gestalt è aiutare le persone a costruire una nuova casa usando tutti quegli oggetti, ma dotandoli di un senso nuovo, costruendo cioè una nuova storia che ristenda il filo della narrazione.

Psicologia della Gestalt e Gestalt counseling.

A differenza della terapia, il Gestalt counseling ha una durata più breve e ha un obiettivo piuttosto preciso, concordato con il cliente. Si svolge attraverso dei colloqui ed è gestito da un cousellor che non è necessariamente anche uno psicologo.

Nel Gestalt counseling la cosa importante non è spiegare le origini di una difficoltà, bensì sperimentare un percorso per arrivare a nuove soluzioni. All’infinita ricerca del sapere perché, si predilige quindi il sapere come, perché sapere come mobilita il cambiamento.
Il percorso di counseling mette l’accento sulla presa di coscienza dell’esperienza attuale (“il qui ed ora”, per intenderci). Viene data una grande importanza al “sentito” emozionale e corporeo, usandolo come bussola nel nuovo percorso sperimentale che si costruisce insieme.
Anche nel counseling si utilizzano diverse tecniche, sia verbali che non verbali: la respirazione, il risveglio sensoriale, il lavoro sull’energia, sul corpo, sulla voce, l’espressione delle emozioni e la creatività.
Nel Video-counseling, inoltre, tutto questo percorso viene filmato. Alla fine del primo ciclo di incontri si passa alla fase della revisione, in cui l’osservazione di sé e del percorso fatto producono:

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