Relazioni interpersonali

Relazioni interpersonali: una questione di contatto.

 

Uno dei temi che affronto di più negli incontri di Video-counseling è quello delle relazioni interpersonali. Ognuno di noi infatti si danna per una relazione d’amore o d’amicizia, di lavoro o di sorellanza, per non parlare poi della relazione più difficile: quella con i genitori.

Quando accade un episodio spiacevole con una persona che amiamo, di solito pensiamo a cosa è successo, alle parole che ci siamo detti, alla dinamica dell’incomprensione. Ma è raro che pensiamo al contatto. Interroghiamo tutto il resto, ma non il contatto. E’ come se questo aspetto non rientrasse nel nostro campo di indagine. Eppure la questione principale che si gioca nelle relazioni interpersonali è il contatto.

L’isolamento non è un problema da outsider.

Anni fa ho letto un romanzo di Marlen Haushofer che si intitola “La parete”. E’ il diario di una donna che all’improvviso si ritrova sola, separata per sempre dal resto del mondo: una mattina si sveglia e trova una parete fredda e liscia intorno alla sua casa. La parete è trasparente, ma invalicabile.

E’ una metafora che racconta molto bene l’isolamento in cui ci chiudiamo: per esempio è la parete che si alza quando litighiamo con qualcuno. Di solito non ci accorgiamo che il vero motivo della lite non è quello per cui discutiamo, ma il fatto che ci parliamo da una parte all’altra di quella parete. Diamo grande importanza alle parole, eppure nelle relazioni interpersonali solo il 7% della comunicazione passa per il contenuto verbale. Il restante 93% registra invece il tono di voce, l’intenzione, i gesti, la postura, lo stato d’animo.. insomma il 93% della comunicazione si gioca su un’unica questione: in che tipo di contatto siamo?

Ci sono molte ragioni per cui è così difficile rimanere in contatto nelle relazioni interpersonali. Se, per esempio, a un certo punto della vita ti convinci – per le esperienze che hai vissuto – che non puoi avere ciò che vuoi, insegnerai a te stesso a limitarti a ciò che puoi volere. Gradatamente ti costruisci una sorta di muro impenetrabile con il quale ti sforzi di ridurre la tua superficie vulnerabile, la tua superficie di contatto. Vorrai occupare il minor spazio possibile, in modo da minimizzare il rischio di subire ulteriori ferite.

Esercitare il contatto nelle relazioni interpersonali.

Accade spesso che all’inizio di un colloquio di Video-counseling le persone si sentano isolate, scollegate dal resto della loro vita e da se stesse. Mi raccontano di problemi vari, mettono al centro la difficoltà delle relazioni interpersonali, ma il punto è che soffrono perché hanno chiuso il contatto: quella parete trasparente toglie loro il nutrimento emotivo. Tutto l’incontro allora si gioca nel tentativo di far uscire la persona dal suo isolamento.

“Fare contatto” significa spostarsi da un piano esclusivamente cognitivo e attivare anche altri canali o livelli dell’esperienza: emotivo, corporeo, immaginativo, sensoreo, stabilendo una prossimità con la persona. E a poco a poco qualcosa cede, e la persona da rigida si fa morbida. E anche se nel Video-counseling non ci si tocca, alla fine è un po’ come un arrivare a toccarsi (vedi anche: intelligenza emotiva).

Una testimonianza: mettere in contatto diverse parti di sé.

Federica: “La cosa più forte per me è successa mentre guardavamo sullo schermo un mio autoscatto. Come al solito Cristina mi faceva delle domande per spingermi a un’attenzione più profonda, e all’improvviso io –che di solito ho sempre fretta di giungere a delle conclusioni- mi sono calmata. Ho cominciato a osservarmi, a vedere tanto di me sulla superficie della mia faccia, nei miei occhi, in quel naso o in quel neo.. sono entrata in un tempo dilatato in cui ogni cosa era importante perché era mia. Cioè non ero più oggetto di attenzione da parte di Cristina, ma ero soggetto e oggetto di attenzione da parte mia. Da quel momento in poi, ho cominciato a stabilire un legame con me, come uno starmi accanto. Per me è stato un passaggio oltre la solitudine: adesso sono con me. E’ accaduto pian piano rivedendomi nelle riprese. Quel contatto ha cominciato a farmi bene sempre, voglio dire anche fuori dagli incontri di Video-Counseling. Spesso mi dico: ‘che senti?’, ‘di che hai bisogno?’.”

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